FAKE NEWS RICORDANDO KARL (POPPER)

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Credo che un nuovo Hitler avrebbe, con la televisione, un potere infinito”. Lo scriveva, poco prima di morire, Karl Popper all’inizio degli anni Novanta (del secolo scorso) presentando la sua proposta (“Una patente per fare la tv”) che tanto fece discutere e che per tanti aspetti, in un mondo così rapidamente mutante, oggi può essere utile rileggere alla luce del dibattito sulla “false notizie” nei social (le fake news) e sulla cosiddetta “post verità” in rete.

C’è da essere preoccupati per le proposte in arrivo circa “agenzie statali” capaci di controllare (chissà come, chissà con quale efficacia) che nel web circolino solo “verità”. Ma come non restare colpiti dalla facilità con cui non solo i più sprovveduti ma anche i più preparati possono, oggi, farsi ingannare da quelle che in italiano chiamiamo le “bufale”: informazioni false, fatte circolare con sapienza proprio per ingannare (talvolta divertendo ma più spesso manipolando). In ogni caso la distanza fra i tentativi di aiutare le persone a non essere ingannate e l’introduzione di forme censorie è assai ravvicinata, con demarcazioni sempre meno nette.

Merita dunque riprendere quelle poche pagine con cui il filosofo austriaco proponeva come obbligatoria, per tutti coloro che, allora, fossero “coinvolti nella produzione di televisione”, “una patente, una licenza, un brevetto, che gli possa essere ritirato a vita qualora agisca in contrasto con certi principi”. Ovvio che oggi è tutto diverso. Ovvio che la rete, e da qualche anno i social, hanno cambiato tutto rendendo preistoria ciò che appena ieri era il massimo della modernità. Ovvio che il potere della vecchia “televisione”, comunque ancora enorme, nulla ha a che vedere con l’enormità del potere, frazionato e diffuso, della “rete”.

Vedremo – forse – se davvero è stato possibile che il padrone della Russia sia stato determinante nella vittoria di Trump proprio grazie a una sapiente e potente campagna di inquinamento elettorale svolta attraverso rete e social. Capiremo meglio – forse – la fragilità delle forme democratiche se e quando simili “inquinamenti” potranno coinvolgere anche elezioni in altri Stati, Italia compresa. Questioni enormi (pensiamo alla opacità degli algoritmi) che in ogni caso rimandano anche alla singola responsabilità di ciascun cittadino a saper essere tale mantenendo dunque alto il livello di coscienza, ricercando sempre la consapevolezza critica, facendo i conti, ad esempio, con la capacità e la voglia di leggere libri, e con la disponibilità verso atteggiamenti “religiosi”. Fede nella cultura ma anche cultura che non teme la fede: ambiti, entrambi, controcorrente e liberatori.

Forse le generazioni oggi adulte sono del tutto rovinate nella loro sostanziale ignoranza. Forse bisognerà ripartire dai bambini cui tanti adulti oggi mettono in mano, a età sempre più basse, strumenti sempre più potenti senza sognarsi di “insegnare i meccanismi mentali attraverso i quali sia i bambini che gli adulti non sono sempre in grado di distinguere quello che è finzione da quello che è realtà”. Concrete prospettive in tal senso potrebbero arrivare da quel Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile alimentato da risorse (neppure tanto simboliche) messe a disposizione dalle Fondazioni bancarie.

I nemici della democrazia – proseguiva Popper – non sono ancora del tutto consapevoli del potere della televisione. Ma quando si saranno resi conto fino in fondo di quello che possono fare la useranno in tutti i modi, anche nelle situazioni più pericolose. Ma allora sarà troppo tardi”. Qualcosa ci dice che i nemici della democrazia hanno fatto presto a capire il potere della rete. Qualcosa deve anche farci sperare che, ancora, non sia troppo tardi.

 

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