ELEZIONI E DOTTRINA SOCIALE

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Alla vigilia delle elezioni, colpisce il “giuramento” – strumentale e blasfemo – del leader leghista sul rosario: quello che tempo fa giurava con riti celtici, sul “dio Po”,  adesso ha scoperto il Vangelo. A pochi giorni dal voto politico da cui dovrà (forse) scaturire il governo per un Paese così denso di difficoltà, l’uomo che più di tutti ha contribuito a iniettare veleni e paure adesso si è permesso di mettere la sua mano sul racconto di Gesù facendo finta di crederci, in realtà irridendolo.

Bene ha fatto l’arcivescovo di Milano a dire parole chiare. Ma un comportamento così spregiudicato non mi pare sia stato seguito, nel mondo cattolico, alto e basso, da quella reazione, consapevole e radicale, che sarebbe stato normale attendersi. Molti fra gli elettori che ogni domenica vanno a messa, finiranno per votare leghista. Così come molti si faranno ancora illudere da tanti altri venditori di fumo: un fumo che fa male, fino ad uccidere.

Colpisce, in effetti, un aspetto che riguarda il voto degli elettori “cattolici”: i (pochi, sempre meno) che la domenica vanno a Messa e i tanti che praticano in modo alternato. Avrebbero, dalla loro, una dottrina sociale che nel deserto di valori e ideali in cui siamo immessi è caratterizzata da una invidiabile freschezza. Ma sono assai poco consapevoli di averla e dunque, quando si tratta di prendere parte alle elezioni, o non votano o disperdono il loro voto basandosi solo sulle suggestioni di una pessima campagna elettorale sempre più parlante solo alla pancia di individui impauriti.

Nelle parrocchie, da decenni, non si parla più di politica considerata, come spesso è, terreno “divisivo”: ma non si parla più – e questo è grave, anche considerando il Magistero – di corretta formazione alla politica, del cosiddetto “pre-politico”, di educazione alla legalità, di formazione alla cittadinanza consapevole e critica.

La crisi attuale della politica – scrive in uno fra gli ultimi editoriali mons. Giordano Frosiniè un incentivo in più a tornare sui propri passi. Se le forme antiche non vanno più bene, se ne cerchino delle nuove: l’essenziale è ricordare efficacemente che quello di cui stiamo parlando (l’interesse per il bene comune, ndr) è un dovere tassativo della pastorale ordinaria di chiunque intenda lavorare nella chiesa. Ognuno naturalmente dal proprio posto e secondo il tipo e la variazione delle proprie responsabilità”.

Dopo le elezioni del 4 marzo, che secondo molti non risolveranno ma forse aggraveranno la situazione, il mondo certo non si ferma: altre elezioni, altre prove di democrazia, ci attenderanno.

Dottrina sociale e preparazione alla Politica (che può anche significare contributi forti per un suo effettivo rinnovamento) fino a quanto continueranno a essere ancora trascurate in parrocchie e dintorni? Quante altre volte i vari seminatori di odio e di illusioni potranno chiedere il voto dei semplici, senza scandalo alcuno, giurando addirittura sul Vangelo?

Come, da laici maturi e consapevoli che la storia certo non si ripete mai uguale a sè stessa, dare gambe, concrete e aggiornate, a quanto annunciato dal card. Bassetti circa la necessità, per i cattolici italiani, di aiutare, “rammendare“, un Paese oggi così lacerato, impaurito, incattivito? Con quali forme, quali contenuti, quali metodi?

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