CORRUZIONE: IL PREZZO

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Devo a un piccolo volume che sto leggendo (Ultimi di Antonio Galdo. Sottotitolo “Così le statistiche condannano l’Italia”) una considerazione, tratta dall’ultimo capitolo: “Il prezzo della corruzione”, su una rete autostradale, ormai da anni privatizzata, fonte di forti e ingiusti profitti per “imprenditori” (Benetton in testa) che di imprenditorialità sana hanno, mi pare, davvero poco.

“La rete autostradale italiana, 6.700 km dei quali l’87% con pedaggio, è stata quasi interamente costruita con il denaro dello Stato – ricorda Galdo – mentre i dividendi dei biglietti vanno quasi tutti nelle tasche dei privati, le 26 società titolari delle concessioni. Una cuccagna … un bengodi autorizzato per legge … Le concessionarie sono andate avanti stipulando con Anas contratti, tutti secretati, a lunga scadenza, anche trentennale (laddove l’UE prevede un massimo di 5 anni per le concessioni) a trattativa privata e quindi senza alcuna gara pubblica, e completamente sbilanciati a favore delle società private”.

Nulla di nuovo, per carità: tutti (o, almeno, chi fra noi vuole sapere) sappiamo bene tutto questo. E altro. Il problema è che, ormai, siamo così anestesizzati che non ci interessa nulla. E accettiamo tutto (questo e, ovviamente, altro. Un esempio? La “singolarità” di una certa finanza di progetto nel settore ospedaliero: grazie alla costruzione – con soldi soprattutto pubblici – di nuovi ospedali che diventeranno totalmente pubblici quando, ormai cadenti, dovranno essere abbattuti ma nel frattempo avranno garantito profitti notevoli, e assai poco liberali, a “imprenditori” privati).

Ma noi ce ne freghiamo: assopiti, di quel “regalo di Stato” i cui termini, tratti da una fonte insospettabile (Banca d’Italia) Galdo ricorda così: “Ciascun chilometro di autostrada genera ricavi per oltre 1,1 milione di euro (il valore più alto in Europa): solo 300 mila euro vanno allo Stato mentre gli altri 850 mila vengono incassati dalle concessionarie. Si è passati così dai 2,5 miliardi di ricavi da pedaggi del 1993, quando la rete era controllata dallo Stato, agli attuali 6,5 miliardi di euro nonostante la diminuzione del traffico automobilistico. E gli investimenti, a partire dalla manutenzione? Risultano la metà di quelli programmati e previsti dagli accordi, e questi tagli, che hanno consentito alle concessionarie di distribuire dividendi d’oro ai rispettivi azionisti, non sono mai stati contestati nel nome di un interesse nazionale …”.

Oggi è Pasquetta e in molti passeremo qualche ora in autostrada. Pagando, silenti, anche noi una quota-parte nel gigantesco “prezzo della corruzione” che impedisce al Paese di crescere con giustizia.

PS)- Dimenticavo: Antonio Galdo dirige un sito: www.nonsprecare.it che merita frequentare

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