COMUNITA’ CERCASI PER SPAZIO IN EX MAEBA

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Gente come me ha un forte interesse che lo spazio ex Maeba, a San Marcello Pistoiese, riapra: e che ciò avvenga con un progetto coinvolgente, partecipato, intrigante ma pure sostenibile, capace di non appassire alla prima difficoltà. Ne ho già scritto, e confermo di trovare deludente l’iter seguito in passato nel tentativo (lodevole) di dare nuova vita a uno spazio, per tutti noi, così importante.

Qui il problema non sono stati i soldi. Quelli ( e non pochi: 600 mila euro circa) si sono trovati. Ma da subito la questione principale è apparsa un’altra: quella legata a ciò che, in quello spazio, si sarebbe voluto/potuto fare.

Prima di partire per una qualunque opera, sia pubblica che privata, si deve avere un’idea, un progetto, il più possibile preciso, sul cosa realizzare. Perfino banale dirlo. Ma qui, al di là di appellativi generici (“centro polivalente”), chiarezza e precisione sono mancate. E si è costruito un edificio (piccolo, se ricordo bene formato da una serie di piccoli spazi) sul quale, ora, può essere complicato concordare circa gli utilizzi.

Inutile, ora, piangere sul latte versato. Ormai è così. Guardiamo pure al futuro. Già: ma come? E per cosa? E con chi?

Leggo che oggi pomeriggio ci sarà un incontro. La nuova amministrazione comunale, che mi pare si stia muovendo bene, ha tutto l’interesse, anche politico, affinché la questione trovi una soluzione. Così come è importante si siano mosse forze locali, in quella che di norma si chiama società civile, per contribuire, anche in termini di sussidiarietà, a dare una mano. Già: ma cosa farci nell’ex Maeba?

Scrivo da fuori. Non ho né mappe dell’edificio né informazioni che certo sarebbero utili per evitare di dire troppe bischerate. Resto dunque sul generico. Detto questo, a me cosa piacerebbe? Diciamo uno spazio comunitario: un luogo dove poter andare, in estate (notevole anche l’area esterna) ma anche nelle altre stagioni a leggere un giornale, un libro, a chiacchierare, a bere qualcosa in santa pace, ad ascoltare musica, a gustare un film, a guardare un evento televisivo, a fare comunità.

Uno spazio certo per i giovani, ma che possa essere di servizio anche per l’altra componente (certo … maggioritaria) della nostra comunità. Uno spazio per mostre. Un luogo per quella che un tempo si chiamava formazione permanente, o educazione degli adulti. Un’area (almeno) 3.0: smart e digitalizzata per dimostrare come il concetto di “distanza” (e anche quello di “periferia”) oggi sia da interpretare con canoni diversi da un passato anche recente. Un luogo che possa ospitare “cose” così interessanti e particolari perfino da smuovere gente che abita lontano. Una sala di comunità per una comunità che ancora abbia voglia di essere tale: viva, creativa, autonoma, non facilmente colonizzabile e strumentalizzabile da poteri magari forti ma certo non neutri.

E, ultimo ma certo non ultimo, uno spazio che, in un’ottica di autentica sussidiarietà, appartenga alla comunità e sia dunque gestito in modo diretta, trasparente e democratico dalla comunità paesana/locale (senza escludere apporti dai tanti sanmarcellini sparsi a giro per l’Italia e per il mondo ma tuttora affezionati alla loro radice). A giro per l’Italia non mancano esperienze analoghe, casi virtuosi, scommesse vinte. Chissà se l’ex Maeba (a proposito: dovrebbe, forse, essere trovato un nome nuovo) potrà mai aggiungersi a queste. Chissà.

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