CIMITERI: C’E’ VITA IN QUELLE FOTO

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Che volete farci, sarà l’età, ma a me non dispiace andare per cimiteri. Non dispiace andarci al di fuori delle feste canoniche (in genere non c’è anima viva e, in particolare nel piccolo camposanto del mio paese, si può camminare riflettendo, pregare camminando, pensare a qualcosa di Alto oppure prendersi il lusso di pensare a nulla. Cose – capite bene – davvero hard. Roba forte, specie oggi che di morte è quasi vietato parlarne se non tramite le americanate di Halloween). Ma capita di andarci, nei cimiteri, anche vicino alle feste comandate: dunque in questi giorni.

Oggi pomeriggio, assolato pomeriggio che speriamo piova presto se no sono guai, ho girellato nel camposanto del paese dove abito. E mi sono trovato a sbirciare le foto sulle tombe.

Qualcuno, in quei ritratti, l’ho pure conosciuto (c’è uno, con cui eravamo amici, immortalato per l’eternità mentre ride di gusto. Le volte che ci passo davanti mi vien fatto di ridere con lui, ricordando una certa battuta, uno scherzo, uno sfottò). Molti e molte in quei ritratti non so proprio chi fossero: ma provo lo stesso la curiosità di guardare i dettagli, in quelle foto: dettagli che spesso rimandano alla vita quotidiana del morto con foto scattate in attimi di gioia.

Oggi, fra i tanti, ho trovato uno in perfetta tenuta da sciatore dopo una discesa su qualche pista dolomitica. Lì accanto una vedova che per trascorrere il tempo doveva essere andata in gita su chissà quale lago. Ho trovato un carabiniere in congedo e un finanziere in divisa, un alpino che sfilava e una donna che appena nata le misero il nome, esotico, di una nave da guerra.

Mi sono perso a guardare, nelle tombe doppie, le tante foto di coppie: col vestito della festa, imbarazzate o disinvolte. Ho ammirato il volto di qualche bella donna, morta magari in età più tarda ma tramandata, almeno nelle glorie cimiteriali, con foto da quarantenne benestante: fili di perle, anelli, capello bene scolpito. Ce n’è una ritratta a tavola davanti a un bel bicchiere di rosso. Due coppie fotografate mentre ballavano allegre, in chissà quale locale. Ho trovato il vecchio prete della mia parrocchia e un frate domenicano.

Alto il numero delle suore (nessun mistero: qui in paese c’è la Casa Madre di un Istituto religioso femminile) con foto che inevitabilmente si somigliano tutte. Non pochi i ritratti che mostrano persone giovani: volti sereni, contenti, spesso allegri. Foto in bianco e nero. Foto a colori.

Storie infinite, intrecci di vita, storie importanti e vicende comuni. L’ultima foto è di un quarantenne morto in un incidente sul lavoro. Uno dei tanti. “Cosa ne sarà di Charley, che cadde mentre lavorava, dal ponte volò e volò sulla strada”. Tutti quanti, in terra o nei loculi, che “dormono, dormono sulla collina“, avrebbe cantato Fabrizio nel suo lavoro su Spoon River. Tre palloncini rossi, messi da chissà quale nipotino, si stanno afflosciando su una delle ultime tombe. Gingilli e un trenino, messi da chissà quale nonno, fanno ancora compagnia in una di quelle tombe che più è difficile capire.

Girare per cimiteri a me non dispiace. Che volete farci: sarà l’età. Ci trovo tanta vita.

 

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Autore

Mauro Banchini

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