LA BUFALA DEL “PAKISTANO”

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Bufala. Bufale. Bufale grossolane. Bufale che ingannano. Bufale che qualcuno crea. Bufale che qualcuno utilizza. Bufale utili anche per vincere le elezioni. Un esempio, di bufala, fra i tanti possibili.

Giorni fa un “amico”, come ci chiamiamo su Facebook, ha postato un contenuto che un altro suo “amico” aveva creato qualche giorno prima. Riguardava “un pakistano” che in un luogo non meglio identificato d’Italia, aveva tentato di insidiare una bambina (11 anni) in un giardinetto pubblico ingannando la nonna.

Il primo concetto che emergeva dal post era, appunto, il fatto che questo delinquente fosse di origine straniera. Un “pakistano”. Dunque un immigrato.

Il secondo particolare, aggiunto per rendere più pepata la notizia e per aumentare l’odio nei confronti dei migranti, stava nel fatto che poche ore dopo il “pakistano” era subito uscito di prigione perché l’arresto non era avvenuto “in flagranza di reato”.

Immaginabili i commenti, di carattere truculento, sia sul post iniziale che su quello rilanciato dal mio “amico”. Post, va aggiunto, che nel trascorrere dei giorni era stato condiviso da decine di migliaia di persone: tutte indignate, incattivite, contro il “pakistano” e più in generale contro gli immigrati: quelli che ci rubano il lavoro, spacciano droga, violentano le nostre donne, insidiano le nostre bambine, non fanno nulla dalla mattina alla sera, hanno sempre il telefonino in mano, tornassero a casa loro, Salvini sì che fa bene a non farli entrare, è finita la pacchia eccetera eccetera.

In questo periodo ho molto tempo libero per cui mi sono un po’ “divertito”. Ho iniziato chiedendo al mio “amico” se poteva fornirmi la fonte esatta di questa notizia. Lui, che oltretutto è un giornalista, ha abboccato subito: mi ha girato un video del mitico Mario Giordano.

Urlando come un ossesso, facendo una sorta di cabaret, questo buffo giornalista Mediaset cui Salvini deve molto delle ultime vittorie elettorali, nel servizio tv racconta la storia. Ma nel racconto “giordanesco” – ecco già un segnale – non si fa, abilmente, cenno all’origine geografica del delinquente: Giordano urla, si straccia capelli e vesti, fa cabaret, diverte, ma tace sulla nazionalità di quello che, nel titolo del servizio, viene definito “L’orco di Albano”.

Dunque la vicenda si era svolta pochi giorni prima ad Albano, località laziale. A questo punto mi serve poco (Google è fenomenale) per risalire al fatto. Trovo diverse fonti finalmente autorevoli (non me ne voglia il buon urlatore seriale Giordano) che consentono di completare la notizia.

Il fatto è accaduto davvero: in un giardinetto pubblico di Albano Laziale. Ma il delinquente non era “pakistano”: era … italianissimo. Si trattava di un cittadino di nazionalità italiana, pregiudicato e squilibrato, bene conosciuto in zona per aver insidiato minorenni altre volte, in effetti arrestato e subito rilasciato in ossequio a leggi esistenti.

Decine di migliaia di persone, come il mio “amico”, in perfetta buona fede o in assoluta cattiva fede, hanno dunque condiviso una notizia falsa, una bufala. E hanno, ingiustamente, aumentato l’odio nei confronti non tanto di un “pakistano” inesistente quanto di tutti gli immigrati.

Non ho proseguito la ricerca (ma si potrebbe fare) per capire se all’origine della bufala ci sia una persona reale oppure, come può essere, uno dei tanti profili civetta: una persona inesistente, un indirizzo falso, un profilo creato apposta, insieme a migliaia di altri profili, da forze, italiane o meno, interessate a spargere bufale, ingannando i più fragili, per lucrarne in termini di potere.

Ho però scritto, in privato, a quel mio “amico”. Lui è uno che non perde occasione per difendere le destre, esaltare Salvini, attaccare “i comunisti”, prendersela con i “cattocomunisti”, offendere i migranti. “Tu, come me, sei un giornalista – gli ho scritto – e dunque sei tenuto, anche qui sui social, a rispettare la deontologia professionale: quella che, ad esempio, obbliga a una doppia verifica incrociata chi posta notizie. Quella verifica tu, in questo caso, non l’hai fatta e può capitare. Ma quando qualcuno te lo dimostra, tu avresti il dovere morale di prenderne atto e di scusarti in pubblico. Anche nei confronti di chi hai contribuito a ingannare diffondendo in modo superficiale una notizia falsa. Sono sicuro – ho concluso – che ti scuserai”.

Ho peccato di ottimismo. Sono passati diversi giorni, ma il mio “amico” non si è scusato. Nel frattempo chissà quanti altri, in buona o in cattiva fede, avranno condiviso e commentato la falsa notizia, la bufala, del “pakistano” violentatore di bambine. L’orco di Albano.

PS)- Come ovvio: chi compie violenze, di ogni tipo, va giustamente condannato e deve scontare le pene previste dalle leggi. Ciò a prescindere dalla nazionalità di origine. Ma nulla può convincermi, visto che ogni responsabilità è sempre personale, a generalizzare. E soprattutto stiamo attenti a chi, per calcoli di potere, usa la rete per diffondere bufale.

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