ARTE: BENI COMUNI E COMODI PRIVATI

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Non ci sono mai stato alla tomba di Cecilia Metella, al terzo miglio dell’Appia. Ma adesso, dopo aver letto la pagina che a questo monumento dell’antica Roma dedica Tomaso Montanari nel suo notevole “L’ora d’arte”, sento l’obbligo di andarci in “uno dei posti più incantati del mondo, sdraiato sul prato chiudendo gli occhi e ascoltando il fluire della storia che ti passa dentro“.

Racconta, Montanari come a fine Cinquecento stessero per demolirlo, quell’edificio. Volevano ricavarne materiale per costruire chissà quale altro edificio, magari un’opera d’arte. Infine il Campidoglio, che pure aveva già dato il permesso di demolire, cambiò idea.

Si accorsero, su quel colle oggi abitato da Virginia Raggi, che esistevano “costituzioni apostoliche” (Pio II e Gregorio XIII) con obblighi di evidente, sempiterna, attualità: “la pubblica utilità e la bellezza pubblica vanno anteposte ai desideri e ai comodi dei privati”. Quella antica tomba venne dunque salvata in omaggio al bene comune ed è per questo – conclude Montanari – “che quando ci si alza da quel prato, dopo aver ascoltato le voi della storia, si ritrova la forza di provare a cambiare il mondo”.

Lo consiglio, questo libro (Einaudi, 2019) con 201 immagini, e altrettanti commenti, di opere d’arte (quadri, sculture, paesaggi, iscrizioni, dettagli). Dedicato “al bambino che vive in ognuno di noi, più o meno sepolto sotto troppi strati di adultità”. Lo consiglio anche ai tanti, fra noi, che fanno discorsi sull’importanza delle “radici” pensando possibile usarle come cannone contro “radici” di altri: forse l’arte potrebbe servire anche per questo.

PS)- Apprezzo Tomaso Montanari, ma non riesco proprio a perdonargli la cattiveria con cui, poco tempo fa, ha commentato la morte di Franco Zeffirelli. Spero, almeno, abbia trovato il coraggio di scusarsi.

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