ABETONE: NAZI-BUNKER SOTTO LE PIRAMIDI

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Un cunicolo grande, largo circa 3-4 metri e completamente vuoto, non c’era alcun oggetto, si snodava sotto la statale 12 passando sotto le famose piramidi dell’Abetone … L’imboccatura era grande circa 4 metri e alta circa 2,50 metri e all’interno ancora si vedeva tutta l’armatura con le tavole di 5 cm poste sia lateralmente che nel soffitto. Tutto il rifugio risultava come “scatolato” da questi tavoloni”.

Dunque sotto le piramidi dell’Abetone – disegnate 240 anni fa (1778) dall’architetto Leonardo Ximenes ed erette sull’antico confine fra il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena a fine costruzione strada regia modenese – l’esercito tedesco aveva scavato un bunker. Un bunker, oggi dimenticato, che sta ancora lì “custodendo momenti di dolore, di paura, momenti di guerra”.

Un frammento dalla seconda guerra mondiale, dal passaggio del fronte sui monti fra Pistoia e Modena: una storia, certo minima ma comunque affascinante visto il luogo, raccontata da Giampiero Bacci e raccolta dal Gruppo di Studi Alta Val di Lima nel secondo di due volumi (“Noi ci s’era”) con tanti altri racconti “dalla viva voce di chi li ha vissuti” sul passaggio della guerra.

Giampiero Bacci, un cutiglianese che sta per compiere i suoi primi 80 anni, offre ricordi proprio sui rifugi di guerra. Negli anni Cinquanta – sono le sue parole riportate nel volume da Gianna Tordazzi con Alessandro Bernardini, Simone Breschi, Pietro Giannini e Alberto Mori – lavorava all’Abetone, “nei pressi del vecchio albergo Cristallo. Furono iniziati i lavori per ampliare la struttura alberghiera di circa 30-40 camere. Fu necessario effettuare uno sbancamento a valle proprio sotto la strada. Eravamo diversi operai. Nessuno di noi sapeva cosa avremmo trovato sotto terra: la sorpresa fu tanta quando ci imbattemmo in un rifugio realizzato in tempo di guerra dall’esercito tedesco. Io entrai all’interno”.

All’Abetone nessuno si aspettava di trovare … un bunker sotto le piramidi del granduca Leopoldo. Arrivarono subito le autorità (Genio Civile e Corpo Forestale) ad ispezionare: constatata la situazione strutturale, il bunker fu subito richiuso. “L’armatura era ancora in ottimo stato e il rifugio era costruito non su terreno friabile ma su roccia in modo da avere una maggiore stabilità”. Non ebbe bisogno di essere riempito – prosegue Bacci – neppure quando, successivamente, vennero effettuati lavori sulla strada statale e “praticamente ancora oggi, là sotto, esiste questo rifugio che custodisce momenti di dolore, di paura, momenti di guerra”.

Bacci regala un dettaglio: quando entrò nel bunker sotto le piramidi dell’Abetone, scorse per terra “su una superficie simile alla borraccina, le orme di alcune pecore che vi avevano transitato”.

Rifugi erano stati costruiti anche altrove, anche a Cutigliano (uno sotto il giardino dell’attuale Hotel Miramonti, uno dietro all’attuale Albergo Roma, un altro sotto Villa Patrizia, un altro in un giardino privato). Ai bambini di allora – parole di uno di loro, Giampiero Bacci – veniva fatto credere che lì sotto ci fossero “fantasni dei soldati tedeschi” e un giorno il piccolo Giampiero “per dimostrare di essere coraggioso” entrò “con grande paura” in uno di questi bunker, a Cutigliano. A un certo punto – così finisce il racconto – “intravidi un uomo con i pantaloni chiari, bianchi e la paura fece il resto: scappai fino a casa a gambe levate non avendo mai saputo chi potesse essere quel “fantasma” che mi era apparso”.

Presentando a Pistoia i due volumi (“Noi ci s’era 1 e 2”) in Biblioteca Forteguerriana, giorni fa lo storico Andrea Ottanelli ha giustamente parlato di “storie minime che dipingono un grande affresco” con “ferite che ancora bruciano” e con la necessità di “fare i conti con quel periodo” storico di terribili contrapposizioni. “Conti” che purtroppo, come anche ci sta dimostrando la più stretta attualità, in Italia ancora non abbiamo, completamente, fatto.

Due libri che fanno bene. Ricordi di chi, sui monti dell’Abetone, la guerra l’ha vissuta e manda messaggi ai più giovani: comprendere l’importanza della storia che passa anche attraverso il ricordo di un bunker scavato dai soldati di Hitler sotto le piramidi di un granduca (d’Asburgo-Lorena) definito, in lapide, “innovatore di libertà”. Chissà se quel bunker potrà essere riaperto …

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